La vocazione
pittorica di Giuseppe Carta inizia a manifestarsi sin dall'infanzia,
come egli stesso afferma: "Quando avevo undici, dodici anni,
frequentavo un mio coetaneo che già da allora dipingeva.
Mi meravigliava e allo stesso tempo mi affascinava la capacità
di esprimersi di quest'amico. Iniziai anch’io a fare delle
chine a soggetto musicale e da allora non ho più smesso."
Ancora adolescente rivela una forte passione per la musica. Decide
così di iscriversi al corso di pianoforte presso il Conservatorio
Nicolò Paganini di Genova.
Alla fine degli anni Sessanta, passa al Conservatorio Statale Antonio
Vivaldi di Alessandria. Qui prosegue e ultima nel 1972, con esito
positivo, gli studi in pianoforte e al contempo si dedica allo studio
dell' organo e della didattica della musica.
Dal 1973, non più come dipendente ma da libero professionista,
inizia, nella parrocchia Sacra Famiglia e San Giorgio, varie attività
artistiche. Prepara e dirige un coro di voci bianche e uno polifonico,
esibendosi con essi in varie città. Sempre nello stesso anno
intraprende l'insegnamento di educazione musicale nelle scuole medie
inferiori e frequenta, quale allievo di interpretazione e lettura
di spartito d'opera, i Corsi musicali estivi - Città di Varallo.
Poi, al principio degli anni Ottanta, "la grande rivelazione:
'la musica evapora, [...] la pittura resta. Un nuovo mestiere, dimenticando
tutto il resto".
"Al linguaggio pittorico, mi sono concretamente avvicinato
circa vent’anni fa", ricorda Carta, "quando, a causa
della frattura di un ginocchio, rimasi a letto per un periodo molto
lungo. In questa circostanza iniziai a dipingere con più
assiduità.". E’, infatti, in questi anni che sposta
i suoi interessi verso la pittura, "in un primo momento in
direzione dell'astratto, poi verso il realismo". "Allora
conoscevo l'opera di Kandinsky e la sua ricerca di nuovi moduli
espressivi che nella pittura si traducevano in astrattismo",
spiega l’artista, “ma conoscevo anche le sinfonie a
cui egli si ispirava”.
Questo primo amore per la pittura non-rappresentativa, Carta pian
piano lo sostituisce con un altro tipo di ricerca, sempre più
indirizzata verso la rappresentazione del vero. A questo periodo
appartengono alcune opere paesaggistiche e le prime nature morte.
E’ la natura morta che predilige, a essa si dedica con grande
passione fino a farne il genere da lui prevalentemente raffigurato.
Giuseppe Carta "esce allo scoperto come pittore, in ambito
genovese, con una serie di personali e collettive nelle quali emerge
progressivamente la sua ricerca, non della luce ma del suo riflesso";
oltre che a Genova espone in Sardegna e nelle città di Bologna
e Ferrara.
In questi anni si dedica anche al cartoon d'autore e al giornalismo,
rinunciando all’insegnamento al Conservatorio. Lavora per
la collana Ivaldi Editore collaborando, tra gli altri, con Mino
Milani, Hugo Pratt, Attilio Micheluzzi e Giacinto Gaudenzi alla
realizzazione dei volumi Soldati di ventura e Storie di un altro
evo e di altre realtà. Inoltre scrive, sporadicamente, sulle
pagine culturali del quotidiano genovese "Corriere del Pomeriggio".
Nella seconda metà degli anni Ottanta, ancora molto legato
alla musica, inizia a frequentare, presso l'Istituto Regionale di
Ricerca Sperimentale e Aggiornamento Educativo di Genova, corsi
di tecniche di musicoterapia, manifestando una forte sensibilità
per i disagi e le problematiche che investono i portatori di handicap.
Nel 1988 approfondisce il discorso sulla musicoterapia e sulle
valenze psicopedagogiche di questa disciplina; infatti si iscrive
al Corso biennale di specializzazione polivalente, che conclude
con una tesi dal titolo Elementi di musicoterapia e sindrome di
Down in contesto scolastico.
A tale periodo risale l'incontro fra Carta e il gallerista genovese
Rinaldo Rotta, che si rivela molto importante per la sua evoluzione
pittorica, e con il quale si instaurò una profonda amicizia.
"Fu un incontro che segnò profondamente il mio percorso
artistico [...]. Rinaldo Rotta mi ha fatto capire la differenza
fra un quadro d'arredo e un'opera pittorica."
Le opere che il pittore realizza alla fine di questo decennio sono
chiaramente connesse alla sua prima formazione; di esse ricorda:
"Erano legate a un' altra forma di comunicazione, la musica.
La ricerca che allora conducevo era tutta volta a conciliare due
linguaggi diversi, due mondi: quello pittorico e quello musicale.
Molte tele prodotte in quel periodo le intitolavo Mozartiana, seguite
da un numero progressivo. Esse erano ispirate al ritmo musicale
delle sinfonie di Mozart, che io traducevo con un ritmo colorico.
Si trattava di nature morte con un andamento apparentemente disordinato.
In realtà, regnava un ritmo ben preciso. Sceglievo un certo
numero di soggetti, di norma frutti, e facevo in modo che i colori
seguissero un determinato ordine, proprio come le note che si rincorrono
su un rigo musicale."
Gli anni che seguono sono quelli che portano Giuseppe Carta a fare
"una scelta sia professionale sia estetica; ne sono frutto
le esposizioni al Gran Palais e all'Espace Branly della Tour Eiffel,
a cui seguono gli inviti delle gallerie Robin-Leaudouze e Caplain
Matignon, sempre nella capitale francese. Vengono poi Ginevra, gli
inviti a Gand e Londra e quindi ancora la Francia a Saint Paul de
Vence (Galerie Vendôme); continua, intanto, il lavoro in Italia,
soprattutto fra Emilia e Toscana".
E’ dai primi anni ’90 che Carta si dedica esclusivamente
alla pittura abbandonando l’insegnamento. Trascura la scultura,
una sua grande passione, che riprenderà alla fine degli anni
’90 realizzando alcuni soggetti bronzei.
Dal 2 al 14 marzo 1991 il Centro Culturale Pegliese organizza una
mostra personale presso il club Amici dell' Arte a Pegli (Genova).
Altre mostre personali del 1991 sono quelle realizzate al Centro
d'Arte Le Prigioni di Genova e al Palazzo Comunale di Locate, in
provincia di Milano.
Dal 1992 espone le sue opere alla Galleria d'Arte Il Grattacielo
di Genova; inoltre partecipa a numerose collettive a Palazzo Fieschi
di Genova, La Telaccia di Torino, Forma e Colore di Genova, IterArte
di Bologna, MaraMars di Milano, Galleria d'Arte Losano di Pinerolo,
Galleria d'Arte Portofino di Portofino e per ultimo in Palazzo Gambacorti
nella città di Pisa.
Il 1993 lo vede partecipare all'Arte Fiera di Bologna, mostra-mercato
internazionale d' arte contemporanea. Nell'aprile dello stesso anno
la galleria bolognese La Chiesa della Neve propone le opere di Carta
e Miria Melandri. Seguono altre esposizioni, tra cui si ricordano
l’VIII Mostra-mercato internazionale al Palazzo degli Affari
di Firenze e la l04ª Exposition de la Société
des artistes indépendants di Parigi. Dal 25 novembre al 2
dicembre un'importante personale intitolata Il fermo suono della
luce, allestita nel Centro Culturale Pegliese, chiude il 1993. La
mostra è accompagnata da un catalogo presentato dalla storica
dell'arte Chiara Toschi Cavaliere.
Nel gennaio 1994 partecipa, ancora una volta, all’Arte Fiera
di Bologna. Tra marzo e aprile espone a Sassari (La Fenice). A maggio
prende parte, con Artstudio di Ferrara, a EuropArt, fiera internazionale
dell'arte antica, moderna e contemporanea che si tiene a Ginevra,
e inizia a collaborare con la Galleria Guidi di Genova.
Risale invece al mese di maggio la mostra dedicata al ventaglio
negli spazi della palazzina Marfisa d'Este di Ferrara. Carta realizza
per l' occasione, con la tecnica a olio, un ventaglio su tela, Gioco
di biglie su ventaglio. In questa opera il pittore "coniuga
con le trasparenze del vetro la leggerezza del ventaglio e il suo
fruscio con la memoria del suono, il suo essere musicista e pittore".
Ancora nel 1994 "un fortunato incontro con lo scrittore Giorgio
Soavi segna la svolta nella sua carriera". "Fu un incontro
casuale", ricorda Carta, "avevo letto un suo libro Il
quadro delle patate il quale ha per soggetto il pittore bolognese
Wolfango Peretti Poggi, che io conosco. Decisi di telefonargli per
complimentarmi e non molto tempo dopo ci siamo incontrati a Milano.
Portai con me diverse tele per mostrargliele, ma, fra tutte, rimase
colpito da una sola di queste, Grande soirée. Il soggetto
di questo dipinto è una tavola lussuosamente imbandita. L’attenzione
di Soavi era tutta volta verso i calici di finissimo cristallo che
emergevano tra le preziose tovaglie e le raffinate ceramiche. Disse
che non aveva più visto, ormai da tanti anni, vetri dipinti,
poi mi chiese di vendergli il quadro. L'incontro fu determinante
per la mia carriera e per le scelte che ne seguirono. Giorgio Soavi,
infatti, mi invitò ad andare a Strasburgo al Musée
de l'Oeuvre Notre Dameper ammirare i capolavori di un pittore alsaziano
del Seicento, che dipingeva con grande maestria e ingegno il vetro."
Soavi, dunque, "scopre una somiglianza tra le trasparenze dei
bicchieri del pittore sardo e Sébastien Stoskopff. Gli consiglia
[...] di compiere il miracolo, cioè di diventare un po' fiammingo
e di non abbandonare la strada del pennello e della luce".
" Affastellati in cestini di vimini dal realismo quasi inquietante,
i bicchieri vanno crescendo di numero, accumulandosi anche disordinatamente
sui fondi monocromi delle tele, esaltati, così, nei sempre
più arditi e preziosi giochi di una luce dal magnetismo irreale."
Carta, seguendo le orme del maestro alsaziano Stoskopff, a partire
dal 1994, per tutto il 1995 e parte del 1996 si dedica interamente
alla realizzazione di tele raffiguranti, per l'appunto, nature morte
feconde di luce emanata dai cristalli. Tali rappresentazioni trovano
una scena ideale nella mostra allestita presso la Galleria Antonia
Jannone di Milano dal 13 febbraio al 16 marzo 1996. A presentare
il catalogo che accompagna l'esposizione, A tavola con Giuseppe
Carta, è lo stesso Giorgio Soavi.
Al 1996 sono legati anche altri importanti avvenimenti. Sull'esempio
di alcuni centri, sparsi in tutta Italia, Carta si fa promotore
nel suo paese d'origine di un' importante manifestazione culturale,
Banari Arte. L'obiettivo è quello di fare del paese una sorta
di museo all'aperto grazie alle opere lasciate dagli artisti che
di volta in volta vengono invitati, e creare una prospettiva turistica
alternativa a quella delle coste sarde. Nell'autunno dello stesso
anno, dal 28 settembre al 6 ottobre, presso il Castello di Pralormo
(Torino) viene realizzata, su iniziativa dei conti Beraudo, la mostra
intitolata Fragile, fragilissimo che ha per protagonista l'incanto
diafano di vetri e cristalli. A brevissima distanza di tempo da
quest'ultima esposizione, per iniziativa del Presidente della Provincia
di Sassari, viene celebrato il decennale delle esposizioni di Carta
con una mostra antologica itinerante Il peso leggero della luce
dal 28 ottobre al 22 dicembre. Il curatore del catalogo, edito da
Electa, è il noto critico d'arte Marco Goldin. I quadri sono
esposti, in successione, prima nel Palazzo della Provincia di Sassari,
poi presso il Centro Culturale San Francesco di Ozieri (Sassari),
nella Torre Sulis di Alghero (Sassari) e, infine, nel Palazzetto
Corda di Banari.
Il 1997 vede, ancora una volta, la presenza di Carta all' Arte
Fiera di Bologna con la Galleria Antonia Jannone (così anche
per le edizioni del 1998 e del 1999). Segue una mostra alla Galleria
Forni di Bologna e alla Versiliana di Marina di Pietrasanta (a cura
di Antonella. Pintor - La Solo Arte), dal 22 giugno al 28 settembre,
espone a San Giovanni in Persiceto (Bologna) per l'ambizioso progetto
culturale Arte & Città (catalogo a cura di Giuseppe Cardoni).
Sempre nel 1997 Giuseppe Carta diventa presidente dell' Associazione
Culturale Banari Arte. Fra gli ospiti di questa edizione compaiono
anche i nomi del Senatore Francesco Cossiga e del pubblicitario
Gavino Sanna. Dal 31 agosto al 30 settembre espone le sue opere
a Basilea nella Galerie zur Hotstatt; infine si prepara per una
collettiva alla Galleria d' Arte Rinaldo Rotta di Genova, che si
tiene dal 12 dicembre 1997 al 3 gennaio 1998. La mostra, che s'intitola
Cinque pittori della realtà, oltre ai tredici quadri di Carta
presenta tele di Giorgio Balboni, Luigi Benedicenti, Paola Campanella
e Jonathan Janson. Dall'8 all' 11 maggio prende parte con la Galleria
Antonia Jannone a Miart nella città di Milano.
Nel settembre 1998 partecipa con la Galleria la Spirale di Milano
all'Art Intemational di New York con due personali presso il Jacob
K. Javits Convention Center (catalogo a cura di Jacob J. Convention
Center) e presso il New World Art Center.
Dal 24 marzo al 24 aprile 1999, un’esposizione personale,
La dinamica dei volumi inerti, anima la Galleria EloArt a Forio
d'Ischia, Napoli (catalogo a cura di Teresa Coppa) e una collettiva,
dal 10 luglio al 29 agosto, Sulle ali della seduzione; annovera
la presenza delle interpretazioni del pennello di Carta nei Musei
di Palazzo dei Pio a Carpi (Modena) *. Infine dal 27 ottobre al
12 dicembre Carta espone con successo una sua importante antologica
intitolata La magia delle cose al Foyer del Teatro Lirico di Cagliari
(catalogo a cura di Ada Masoero, edizione Mazzotta). Nello stesso
anno una prestigiosa tesi di laurea dal titolo L’opera pittorica
di Giuseppe Carta viene discussa da Maria Grazia Sassu alla Facoltà
di Lettere e Filosofia di Sassari.
Il 2000 vede, ancora una volta, la presenza di Carta all’Arte
Fiera di Bologna con la Galleria Antonia Jannone (così anche
per le edizioni 2001 e 2002). Segue una mostra a marzo all’Expo
Arte 21° Fiera Internazionale di Arte Contemporanea. Poi a luglio
espone le sue opere al Museo Ca’ La Ghironda di Bologna in
una mostra intitolata Neo Avanguardia: dagli anni ’50 ai ‘70
(catalogo a cura di Silvia Evangelisti, Fred Licht e Toni Toniato),
da luglio a metà settembre è presente nell’importante
rassegna europea della natura morta The annual still life Show 2000
dell’Albemarle Gallery di Londra (catalogo a cura della galleria),
a novembre alla Galerie Azur di St. Paul de Vence, e infine a dicembre
partecipa alla mostra intitolata Natura morta dal ‘900 ai
contemporanei, tenuta alla Galleria Rinaldo Rotta di Genova (catalogo
a cura di Rinaldo Rotta).
Nel 2001 sue personali sono promosse a Porto Rotondo e in Francia
alla Galerie Azur di St. Paul de Vence. Nello stesso anno partecipa
insieme a Ugo Attardi, Anna Maria Laurent, Mistral, Aligi Sassu
e Gianni Testa, ad un’importante mostra al Castello Medioevale
di Santa Severina a Crotone, e a fine anno una sua esposizione è
allestita nella XXIV Edizione della mostra Cristallo tra le mura
al Museo del Cristallo di Colle di Val d’Elsa (Siena).
Nel 2002 Carta partecipa alla mostra a fini benefici Foeminilia
memorie ferraresi e invenzioni d’autore alla Palazzina Marfisa
d’Este di Ferrara. Viene invitato ad esporre 14 tele, tra
luglio e settembre, al The Annual still life show 2002 dell’Albemarle
Gallery di Londra (catalogo a cura della galleria). A ottobre, nel
Museo Teatrale alla Scala di Milano, viene invitato, insieme ad
altri 14 artisti tra cui Emilio Tadini, Emanuele Luzzati, Luca Alinari,
Ernesto Treccani, ad illustrare un prezioso volume d’arte
dedicato alle opere del Maestro Giuseppe Verdi (pubblicazione a
cura della Galleria La Solo Arte di Milano). Libiam ne’ lieti
calici tratto dalla Traviata è la scena da lui illustrata.
Il 2002 si conclude con la partecipazione di Carta alla mostra intitolata
L’Arte a tavola la natura morta nell’immaginario artistico
italiano promossa dal Comune di Piombino nella Galleria Comunale
di Arte Moderna e Contemporanea.
Il 2003 si apre con un’importante antologica intitolata Visioni
di Carta esposta nelle sale superiori dell’antico palazzo
della Frumentaria di Sassari. La mostra, illustra, grazie alla visione
di 60 dipinti, alla presenza dell’oggettistica che Carta impiega
nel suo lavoro, l’ultimo ventennio della sua produzione artistica.
Arricchita di nuove opere, la mostra viene poi presentata in autunno
all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, alla Galleria
Stefano Forni di Bologna, al Consolato Generale - Istituto di Cultura
di Amburgo e al Castello San Michele di Cagliari. E’ una grande
e unica mostra itinerante, che prosegue nella primavera del 2004
all’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona e nell’autunno
del 2005 a Montecarlo alla Maison dell'Amerique Latine de Monaco.
Visioni di Carta (mostra a cura di Antonella Pintor - La Solo Arte
di Milano) ottiene in ogni sede un grande successo di pubblico e
di critica.
Cristalli, porcellane, brocche disposte elegantemente quasi come
dame ottocentiste in tavole sontuose e riccamente imbandite o in
tavoli vecchi, tarlati e consumati dal tempo, composizioni con cipolle,
limoni, zucche quasi a richiamare la cultura gastronomica del suo
paese, libri, civette, sono i soggetti che animano le sue tele.
La ricerca dei volumi pieni degli oggetti e il proponimento di
essi in realtà autentiche in atmosfere rarefatte pone l’opera
pittorica di Carta in una visione quasi scultorea. Ed è così
che appaiono come autentiche protagoniste le sue sculture: germinazioni
della vita con duplice valenza di natura e origine di se stessa.
Sculture traboccanti di realismo e colore dove al semplice racconto
di un frutto si accompagna una grande carica simbolica di realtà
doppie e inattese visioni.
Sempre nel 2004 partecipa alle fiere-mercato di Bolzano con la
Galleria Magenta di Milano, di Padova e Palermo con La Spirale 2000
di Milano, di Reggio Emilia con la Galleria Stefano Forni di Bologna,
inoltre sue esposizioni sono promosse nelle gallerie Mentana di
Firenze, Magenta di Milano, Azur di St. Paul de Vence. A fine anno
partecipa alla II° edizione di Stanze di Eros: l’erotismo
nell’immaginario artistico contemporaneo promossa dalla Galleria
Comunale d’Arte Contemporanea di Piombino, ed è presente
a Sarajevo nella mostra Più unione in Europa tra fertili
utopie e realtà.
Nel 2005 partecipa alla mostra Industriale Arte in fabbrica allestita
all’Exma’ di Cagliari, dove propone il trittico Metamorfosi
della luce: “accostamento raffinato di cesti, tavolini e lampade
di recupero, reperti di archeologia industriale provenienti dalla
fabbrica di Fiume Santo” (Angela Sanna dal catalogo della
mostra).
Nel 2006 le sue opere sono oggetto di importanti mostre internazionali
quali Sedici sguardi una rassegna. Sardiniae Corpus Sardiniae Figura.
Discovering Sardinian Painting (Brisbane, Sydney e Melbourne –
Australia) e Filo conduttore all’Istituto Italiano di Cultura
di Tripoli, una sua personale viene organizzata alla Galerie Alexandre
Leadouze di Cannes, mentre in Italia è la Galleria Art&Co
Arte Preziosi di Parma, con la Spirale 2000 di Milano, a promuovere
una sua mostra.
Il 2007 si apre con una sua importante personale dal titolo Libiam
ne’ lieti calici allestita al Museo del Vino Sella & Mosca
di Alghero (mostra a cura di Susanna Marongiu Basile). A brevissima
distanza di tempo da questa esposizione, una sua grande antologica
I seducenti percorsi della luce è allestita nelle sale del
complesso museale “Francesca Sanna Sulis” di Muravera
(Cagliari) (catalogo a cura di Luciano Caprile). Nello stesso periodo,
una sua opera storica del 1990 è esposta nella mostra Identità
e Differenze del '900. Arte Internazionale nelle opere di Ca' La
Ghironda, allestita al Museo d'Arte Contemporanea FLM di Banari
(mostra a cura di Claudio Cerritelli). Seguono altre sue esposizioni
al Magic Market Place di Las Vegas – USA e all’Hidden
di Santa Monica - California (a cura di Francesco Elisei e Timoteo
Vittori), all’Arte-Fiera di Firenze e Forlì (Galleria
Arte e Arte, Bologna), all’ArtVerona (La Spirale 2000, Milano),
all’Aeroporto di Alghero. Il 2007 si conclude con la partecipazione
di Carta alla mostra intitolata Filo Conduttore n. 2 al Museo Fioroni
di Legnago, e con una sua importante antologica dal titolo Vetro
Precario e Fragile alla Reggia di Colorno, Parma.
Dal 2001 Giuseppe Carta presiede la Fondazione Logudoro Meilogu,
ente culturale promotrice di eventi di grande respiro nazionale
e internazionale. Grandi testimonianze del lavoro operato negli
anni dall’ente sono, oltre la costituzione nel 2003 del Museo
d’Arte Contemporanea FLM con una propria collezione di oltre
400 opere tra pittura e scultura, le grandi mostre promosse quali
Dodici Miliardi per il 2030 di Enrico Baj, Macchie Mediterranee:
l’arte di Emanuele Luzzati tra originale e serigrafia, Pittura
e scultura dal 1930 ai giorni nostri, Da Fattori a Modigliani. La
scuola dei Macchiaioli. Dalla Collezione Pepi, Salvatore Fiume:
opere dal 1940 al 1997, Identità e differenze del ‘900
‘Da de Chirico a Picasso. Da Warhol a Basquiat’.
*(note
tratte da M.G. Sassu, L’opera Pittorica di Giuseppe Carta,
tesi di laurea in Lettere, Università di Sassari, Facoltà
di Lettere e Filosofia, 1999)

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